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Dolore cronico, quanto incide sulla perdita di memoria?

Il deficit di memoria è un problema che si acuisce con il passare degli anni e certamente l’invecchiamento, come hanno dimostrato numerose ricerche scientifiche, incide in maniera importante sulle capacità di memorizzazione. Certamente si può agire per tempo seguendo metodi efficaci per potenziare i ricordi e l’apprendimento, come quello ideato da Gianni Golfera, ma bisogna comunque sempre considerare che la memoria rimane uno degli esercizi più complessi tra quelli della mente umana.

In età avanzata sono molti i fattori che possono contribuire alla riduzione della memoria: alcuni di loro sono legati ai sensi, come la scarsità di udito che può provocare difficoltà di comunicazione, ma molto incide sul livello del richiamo dei nostri ricordi anche il dolore cronico. Come ha evidenziato di recente uno studio approfondito realizzato dai ricercatori della University of California di San Francisco infatti questo può portare ad un declino della memoria molto più accelerato e generare quindi una maggiore probabilità di demenza.

I ricercatori in questa speciale ricerca hanno analizzato per 12 anni i dati di ben 10.065 persone Over 60 scelti tra la popolazione americana. Ne è emerso un dato chiaro: i partecipanti che confermavano di aver sofferto in maniera persistente di dolore moderato o grave in due interviste, nel 1998 che nel 2000 (complessivamente il 10% del totale), nei dieci anni successivi presentavano una diminuzione del 9,2% nel punteggio dei test sulla memoria rispetto a coloro che non erano stati afflitti dal dolore.

E questa diminuzione comportava a tutti gli effetti un rischio maggiore di incapacità nella gestione indipendente sia dell’assunzione di farmaci sia nella gestione della finanze familiari. Inoltre questi soggetti avevano una probabilità del 2,2% maggiore di sviluppare la demenza in generale.

Tra le cause più probabili per questa perdita parziale o totale della memoria, ci sono la maggiore assunzione di antidolorifici (in particolare gli oppiacei) oppure la possibilità che il dolore attivi i percorsi dell’ormone dello stress già noti per essere coinvolti in una ridotta capacità del cervello di sviluppare i ricordi.

Ma lo studio in questione mostra che il dolore potrebbe essere usato come evidenziatore per rilevare un maggior rischio di futuro declino cognitivo e invita i medici di concentrare più attenzione nella gestione del dolore cronico.

Quali possono essere i rimedi concreti a questa situazione senza dover ricorrere necessariamente ai medicinali? Gianni Golfera, apprezzato esperto del settore, ha ideato un ‘metodo’ specifico che consiste nella rielaborazione delle informazioni aumentando l’attività neurologica quando le informazioni vengono. E proprio qui sta il segreto fondamentale: tenere sempre allenata la mente.